Parco Sommerso di Gaiola: tra i luoghi più incantevoli di Napoli

Una delle perle della costiera amalfitana,un’area di 42 ettari di mare. Il Parco Sommerso di Gaiola nel golfo di Napoli è una delle bellezze naturali della Campania.  Circonda le isole della Gaiola e va dal borgo Marechiaro alla baia di Trentaremi. Quest’area si trova nei pressi di Posillipo, non molto distante dalla città di Napoli e dal suo centro storico. Ciò che rende unica quest’area è la fusione tra elementi vulcanologici, archeologici e biologici. Basta dare uno sguardo ai suoi fondali per scorgere resti di ninfei, porti e peschiere che, a causa dello sprofondamento della crosta terrestre, sono al momento sommersi.

Parco Sommerso di Gaiola: un’area protetta

Il Parco Sommerso della Gaiola è area protetta e può essere visitato durante visite guidate con battello a visione subacquea, oltre alle bellezze naturali è possibile inoltre visitare i resti della Villa Imperiale di Pausilypon.

Oltre i tesori archeologici il parco ha anche una grande importanza biologica. Infatti i suoi fondali, grazie alla circolazione delle acque costiere, in pochi ettari di mare ha ospitato numerose comunità biologiche marine comuni del Maditerraneo. Proprio sui fondali è possibile osservare i resti di porti, ninfei e peschiere attualmente sommersi a causa del lento sprofondamento della crosta terrestre, il cosìdetto bradisismo.

Questo luogo si presenta come un quadro, con pendii verso il mare e le alte falesie di tufo giallo napoletano, tutto arricchito dai colori della macchia mediterranea che lasciano senza fiato i visitatori.

Un’area che negli anni ’80 iniziò un lento declino che grazie all’istituzione dell’Area Marina Protetta e all’aiuto del FAI, ha iniziato il suo percorso di riqualificazione, consentendo la rinascita naturalistica.

Tra storia e miti

Gli aneddoti sulla Gaiola sono così numerosi che davvero non si sa dove finisce la storia e comincia il mito. L’origine stessa del nome non sembra essere avvolta nel mistero. Gajola deriverebbe dal latino “cavea, termine con il quale si indicavano cavità, recinti e grotte. Proprio per ricordare la forma dialettale in “caiola” e poi Gaiola, dovrebbe indicare le numerose grotte che effettivamente sono visibili in tutta la zona.

Per molto tempo è stato un sito impraticabile, ricco di fascino ma accompagnato dal mistero. La storia che si racconta è che nel I secolo a.C., un cavaliere Publio Vedio Pollione costruì la sua “villa d’otium” che chiamò Pausilypon ovvero “luogo dove cessano gli affanni”. Amava le murene, allevate in vasche scavate nel tufo, a cui dava in pasto i suoi schiavi. Diventata poi villa imperiale di Augusto e dei suoi successori.Oggi l’isola, è diventata proprietà della Regione Campania.